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Una storia ricca d'ispirazione
attraverso le vite passate e l'immortalità dell'anima


“La morte è soltanto un’esperienza grazie alla quale puoi imparare una grande lezione: tu non puoi morire”
– Paramahansa Yogananda


Guarda l'intervista ad Amy Weiss sul romanzo "Crescendo"

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Estratto dal libro

In un tempo fuori dal tempo due anime argentee indugiano sulla riva di un lago mistico, intente a decidere in quale forma rinascere.

La prima dice: “Come possiamo amarci questa volta? Come fratelli, amanti, vicini di casa? Incarniamoci in vecchi amici o in vecchie fiamme. Oppure potremmo essere tu un lupo e io il chiaro di luna che t’induce a ululare.”

“Mi piacerebbe essere di nuovo tuo marito” risponde l’altra, perché è qui che si celebrano in prima istanza le nozze: sono le anime a deciderlo, prima ancora che i corpi s’incontrino.

“Allora io sarò una donna, e sarò tua moglie” dice la prima. “Oppure una quercia. O un passerotto. O la melodia del suo canto.”

L’anima marito ride: “Perché non tutte queste cose insieme?”.

“Accenderò una candela perché tu possa vedere nell’oscurità” dice l’anima donna.

“Lo farò anch’io” risponde il marito.

“Potrei avere un figlio” suggerisce la donna.

“Avresti tanto da imparare.”

“E poi perderlo.”

“Anche così impareresti tanto.”

All’udire queste parole, una terza anima piomba sulla scena. Avvolge adorante le ali intorno a quella che sarà sua madre, per non lasciarla più.

Un’anima sfreccia fluida e veloce come argento vivo. Sarà un cavallo, perché ha bisogno di progredire. E finirà per azzopparsi, perché vuole avanzare in fretta.

Le quattro anime si ritrovano in perfetta armonia.

Il marito chiede alla donna: “Che te ne pare?”.

Lei osserva il suo sposo devoto, il bambino che avranno, la giumenta che metterà tutto in moto. “Un bel quartetto” dice lei, sapendo che, in qualsiasi momento, ciascuno di loro potrà modificare l’arrangiamento o comporre qualcosa di nuovo.

La donna guarda il fondale del lago e ascolta la melodia del suo corpo prendere forma. La sua vita sarà una continua tensione, perché è così che cresce la quercia. Sarà una continua lezione, perché è così che cresce l’anima. Sarà continuo amore, perché è così che cresciamo tutti. E, come la vita di noi tutti, sarà una continua magia perché, in effetti, cosa c’è di più magico della vita?

Con il tempo perderemo questi ricordi, verranno lavati via dall’acqua. Se solo ci fosse qualcosa a ricordarci della musica che siamo venuti a suonare qui sulla Terra… 

Amy Weiss a Love & Soul


Preludio

Fare musica è un’arte. Questo libro ti guiderà lungo l’intero processo.

Utilizzando una varietà di esercizi e composizioni originali, saranno illustrati sedici concetti base riguardanti teoria, tecnica e forma. Non appena ne avrai padroneggiato uno, potrai passare al successivo. Oppure potrai scegliere di rimanere dove sei.

Rivedi ogni sezione e pratica ciascun brano tutte le volte che sarà necessario finché non avrai acquisito la giusta padronanza. Per apprendere determinate abilità basterà qualche istante; altre, invece, potrebbero richiedere più tempo. Procedi al ritmo che più ti è congeniale. Per completare questo corso non bisogna seguire una tabella di marcia.

Inverti pure l’ordine dei brani, assecondando il tuo strumento, e ignora quelli che dovessero sembrarti dissonanti. Cominciamo.

La donna sfrega via la polvere dallo spartito che attende di essere suonato. Le linee del pentagramma sono sottilissime, tracciate a mano come le note sparse sopra, cui lei, a bocca chiusa, dà vita incerta, pizzicando l’aria con le dita. Avrà bisogno dell’arpa per trasformarle in musica: eppure riesce già a percepirne la ricchezza di suono.

Al suo fianco, impegnata a succhiare una zolletta di zucchero, la giumenta la guarda incuriosita. Ma anche la donna è in preda alla curiosità. Cosa sarà mai quel piccolo manuale nascosto nel fieno? Quante volte si era inginocchiata per occuparsi della zampa ferita dell’animale senza notarlo? Rivolge queste domande alla giumenta, che certamente avrà visto qualcuno leggere nella stalla. I suoi occhi, però, non tradiscono alcuna risposta.

Una melodia si fa strada verso di lei. La fonte non è il libro ma suo marito. E sembra fatta di luce: d’altra parte, lui se ne sta appollaiato su una balla di fieno al sole e, da lassù, strimpella la chitarra tessendo canzoni dorate con le sue corde.

Lei lo raggiunge e si siede ai suoi piedi. La chitarra adagiata su un ginocchio, la testa di lei sull’altro: “È tuo?” gli chiede, porgendogli il libro. “L’ho appena trovato nella stalla.”

Lui dà un’occhiata alla copertina – Lezioni di musica di autore anonimo –, apre il libro, accenna il brano che si trova di fronte, pizzicando le corde con le unghie. “No, passerotto, mai visto prima” dice e, benché la cosa valga anche per lei, mentre chiude gli occhi per sentirlo suonare, ha come la strana sensazione che forse non sia del tutto vero. Poi la melodia prende un giro cupo e poco familiare, passando a una tonalità minore – come se fosse possibile considerare minore un dolore simile – e la sensazione svanisce insieme alle ultime note. Il marito ha posato il libro a terra. Le sue braccia, che fino a un attimo prima stringevano la chitarra, adesso circondano soltanto lei.

“È troppo triste” dice, “cantami una canzone d’amore, invece.”

Come se ogni sua singola parola non fosse già un canto d’amore. Come se non vi fosse già un canto d’amore insito nel modo in cui lei lo guarda e nelle mani di lui che giocano con i capelli di lei, o nelle loro guance che si sfiorano. Un canto d’amore che ha cominciato a prendere forma nel suo ventre e che, a tempo debito, le crescerà dentro. Come se, ogni volta che lui la guarda, non sapesse leggere a prima vista la musica del suo volto. È il modo in cui comunicano, è la loro lingua fatta di suoni e silenzi. La sera suonano insieme nel fienile, dove lei racconta con l’arpa la nuda serenità che nasconde in cuore, e lui con la chitarra rivela segreti che non sapeva nemmeno di avere. Parlano fino a notte fonda e le loro conversazioni diventano nenie che accompagnano la giumenta appisolata lì accanto in sogni pieni di desiderio, di stalloni e di Dio.

L’intensità della voce di suo marito, di quei suoi occhi, del figlio che le ha insufflato dentro è abbastanza forte da sospingerle l’anima appena fuori dal corpo, là dove l’attende quella di lui. Un amore così è di una potenza quasi insostenibile per il corpo: ma quale piacere è insito in questa pressione!

“Cantami una canzone d’amore” ripete lui, chinandosi per strofinarle contro il naso, la testa così vicina a quella del figlio, e alla donna viene da ridere, perché le canzoni d’amore sono l’unica cosa che sa.

È convinta di non poter contenere gioia più grande e poi il marito le mette in mano un mazzetto di lillà e dietro l’orecchio una viola. Fiori di campo che crescono tra l’erba accanto alla casa. Per le sue nozze, si era intrecciata i loro antenati tra i capelli. Quel giorno si erano entrambi dichiarati una cosa sola: lui era lei, adesso, e lei era lui, un plurale che in qualche modo si era fatto singolare. Un mistero inebriante.

Entra in cucina per prendere un po’ d’acqua con cui dissetare i lillà. Lui la segue. Le braccia intorno alla vita, il respiro sul collo. Non appena lei si gira a baciarlo c’è un improvviso sovraccarico, una scintilla che divampa in un incendio e poi più nulla, niente di niente. Tutto è nero, immobile. La donna si chiede se è appena morta per un’esplosione di felicità – un bacio. Ma no, rifulge di vita, a differenza della sua casa: le luci spente, il ronzio dell’energia elettrica messo a tacere. La calura estiva rimane come sospesa, compatta e immobile, nello spazio compreso tra il punto in cui inizia il corpo del bambino e quello in cui termina il corpo del marito.

Senza luci che la tengano a bada, la notte li accerchia. Si prende la loro casa, la loro vista. È ovunque.

Così è il marito. La donna non vede a un palmo dal proprio viso, ma riesce a sentire quello di lui. Le sue mani esplorano il buio e lo trovano dappertutto intorno a lei. Prossimità: è la promessa dell’amore, il suo potere.

La viola le cade dall’orecchio. Nessuno assiste all’evento se non il bambino, che osserva da una dimensione altrettanto oscura e ascolta la musica prodotta dalle ombre che s’insinuano dalle finestre e scivolano di soppiatto nella stanza.

Il nitrito della giumenta riecheggia nell’aria immota.

“La zampa” dice la donna.

“Vai” dice il marito. “Ti raggiungo tra qualche istante. Voglio prima dare un’occhiata al quadro elettrico.”

Bisogna fare in fretta: lei deve occuparsi della giumenta, lui della casa. Eppure nessuno dei due si muove. Per un attimo ancora rimangono sospesi nel silenzio. La donna adagia il capo sul petto del marito e, senza volerlo, ascolta il battito del suo cuore. Quel suono dovrebbe essere di conforto, con il suo ritmo preciso e rassicurante che sa di vita. Non è forse quello che prova anche il suo bambino nel sentire il battito della mamma? Ma sarebbe un po’ come confondere un metronomo con la musica. Per la donna, dunque, non è affatto consolatorio; è un lento, costante ticchettio verso la morte, un inesorabile promemoria del fatto che tutto ciò che si crea un giorno sarà distrutto. Lei adagia le mani sul ventre per contrastare quel pensiero, per assicurarsi che la sua famiglia sia sul punto di formarsi, non di estinguersi.

Dando le spalle al marito, raggiunge il piano della cucina e apre il cassetto sottostante, cercando a tentoni le candele e i fiammiferi custoditi all’interno. Pur con una certa difficoltà in quelle tenebre, alla fine riesce a far scaturire una fiamma. I lineamenti del marito si materializzano. Com’è etereo, e quanto è bello avvolto dal fuoco. La prende di sorpresa: quel piccolo, morbido bagliore nei suoi occhi le riverbera nel petto.

Con un ultimo bacio, lui si dirige in mansarda, la candela a rischiarare il cammino. Lei si attarda ad accendere le altre candele e a disporle in giro per la stanza. Non ne prende una con sé per uscire: le lucciole, le stelle e il grido della giumenta le faranno da guida.

Eccone un altro, sempre più carico di angoscia. Il rumore la spinge ad accelerare il passo mentre, sbattendo la doppia porta della cucina dietro di sé, si affretta verso la stalla. Con la coda dell’occhio, coglie un lampo di luce. Non è nulla, si dice: solo una lucciola.

Ma non è una lucciola. È una scintilla.
Cavi in corto. Un circuito sovraccarico, un interruttore difettoso In seguito, arriverà a dare la colpa a una qualsiasi di queste cose. Anzi, a tutte queste cose insieme. La colpa, però, risiede in lei.

La forza con cui sbatte la porta non è paragonabile a quella dell’amore. Non può ribaltarle l’anima fuori dal corpo. Può tuttavia ribaltare una candela. La fiamma addenta la tovaglia e, trovandola di suo gusto, comincia a divorare anche il resto. Il suo appetito è ottuso, indiscriminato. Il tavolo, le tende, la casa, il marito: finisce tutto nelle sue fauci.

Di questo la donna non sa nulla perché, nel momento in cui le fiamme arrivano a lambire e a rosicchiare i fili che il marito sta cercando di rianimare, lei è nel fienile. Nel momento in cui la casa riprende vita, crepitando con tutta l’energia che fino a qualche attimo prima aveva smarrito, lei è accovacciata nella stalla, accanto alla giumenta. Nel momento in cui la sua mano si posa sulla zampa dell’animale, come a volerne rimettere insieme i pezzi, le gambe della sua casa vanno in frantumi: tanto che, non potendo più reggerne il peso, collassano con uno schianto terribile, che la fa correre fuori. Ancora non lo sa – e poi tutt’a un tratto, fin troppo presto, non sarà mai più possibile negare l’evidenza –, ma quella che sta sentendo, insieme alla morte della sua casa, è la morte di suo marito. Il suono del suo corpo fiammeggiante che si dipana, che si trasforma. Riesce a vedere soltanto il fumo, non è in grado di cogliere il pennacchio sinuoso dell’anima di lui che si leva in alto.

Lucciole e stelle sono lì anche per guidarne il passaggio.

Un istante dopo sembra anche a lei di abbandonare il corpo. È ciò che sente, almeno, mentre si precipita verso quella che era stata la sua casa, verso quello che era stato suo marito e che ora si sta già facendo strada nel cielo estivo. Perché se lei fosse ancora in sé potrebbe sentire le gambe che invece sono diventate fiacche come le zampe della giumenta. Ogni volta che cerca di accelerare il passo sembrano cedere e dopo poco non riesce più nemmeno a staccare i piedi dall’erba. Le viene in mente che è proprio ciò che le accade nei suoi incubi.

E anche questo – così si dice – deve essere per forza un incubo. Non può essere vero. Si sveglierà da un momento all’altro solo per scoprire che quello che era sembrato un blackout in verità non era stato altro che il suo semplice sprofondare nel sonno. Quando un sogno diventa troppo doloroso, gli occhi si aprono, il sangue fluisce con una scarica di adrenalina e poi di sollievo. Ma qui non c’è alcuna adrenalina, e il problema non è tanto che i suoi occhi non si apriranno: è che sono già aperti. Il problema è proprio ciò che stanno vedendo.

Mentre lei lascia il corpo per un istante, il marito abbandona il suo per sempre. Non sono gli unici.

Le ossa del bambino sono fatte per sostenere la pressione dell’amore, non il dolore della vita. Per quello, hanno bisogno di tempo, hanno bisogno di crescere. Il supplizio di una madre ne deforma l’esile impalcatura. Le lacrime di una madre l’azzannano con bocche disperate. Esiste difetto di nascita più avverso della tristezza? Ma il piccolo non può essere biasimato: non ha più una casa né un padre e, molto probabilmente, anche sua madre non c’è più. Così lascia estinguere la fiamma della sua vita, e non in un refolo delicato come quello del padre, ma in uno sfogo rovente sull’erba, più scuro e profondo del fuoco e altrettanto caldo.

È il fumo a far perdere conoscenza alla donna o il trauma o la completa distruzione del suo mondo? Qualunque sia la causa, non ha alcun ricordo di ciò che accade dopo. Ha come la sensazione che l’erba la stringa tra le sue braccia per secoli e secoli.


Amy Weiss

Amy Weiss, figlia del celebre psichiatra dr. Brian Weiss, si è laureata in scrittura creativa e lavora nell'ambito del sociale.

Ha scritto insieme al padre Miracles Happen.

Per maggiori informazioni sul romanzo visita lo store di MyLife.it

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